(di Carmine Bonanni)

NAPOLI - "L'ostacolo più grosso verso l'emancipazione? Il pregiudizio.

E' qualcosa che, purtroppo o fortunatamente, ti fa crescere o ti fa fermare.

Dopo l'incidente ho dovuto combattere innanzitutto con quello che la gente pensava sulla disabilità. Per me è stato veramente qualcosa di forte. Però allo stesso tempo lo sport mi ha dato la possibilità di alzarmi e combattere". Imma Cerasuolo è una nuotatrice napoletana. Un incidente in motorino nel 1999, quando aveva 19 anni, ha trasformato i sogni olimpici di questa ragazza in sogni paralimpici. Ha partecipato ai Giochi nel 2004 ad Atene, vincendo un'oro e un argento, nel 2008 a Pechino e del 2012 a Londra. Adesso insegna grafica all'Istituto tecnico superiore Archimede di Ponticelli.

La sua testimonianza, insieme a quelle di altre donne, ha caratterizzato il 'Processo all'emancipazione femminile. Il tuo nome, Donna', che il Comune di Napoli e l'associazione di avvocati In Vela Veritas hanno organizzato nella sede del Municipio partenopeo. Gli studenti del Galileo Ferraris di Scampia sono stati protagonisti di un procedimento virtuale contro l'emancipazione femminile. "Il ruolo di docente, al di là di quello di sportiva - spiega Imma all'ANSA - è qualcosa che serve ad aprire nuovi mondi, nuovi sguardi, perché spesso siamo fermi e questi pregiudizi poi ti portano a reagire con la violenza. Io cerco di insegnare ai miei alunni che si può fare altro, la parola può ferire di più e parlare può aiutare di più.