Roma, 26 agosto 2026 – Dietro l’impennata dei prezzi dei carburanti, e soprattutto del diesel, non ci sono solo le guerre che hanno preso di mira raffinerie in Russia e nel Medio Oriente e la chiusura di Hormuz che ha bloccato le esportazioni. “L’Europa – spiega Alessandro Giraudo, docente di Geopolitica delle materie prime e gestione dei rischi all’Inseec di Parigi – tra il 2008 e il 2023 ha perso fra il 10 e il 15% della propria capacità di raffinazione, sia per la chiusura di impianti sia per la loro conversione verso altre produzioni. È qui che si crea una strozzatura che rischia di avere conseguenze durature sul nostro sistema”.

Perché sono state chiuse o ridimensionate tante raffinerie?

“Ci sono diverse ragioni. La prima riguarda i costi. Raffinare in Europa è molto più caro rispetto ad altre aree del mondo perché paghiamo di più l’energia e anche il lavoro. Per i gruppi internazionali diventa quindi più conveniente concentrare la lavorazione in Medio Oriente o in India, dove i costi sono inferiori. A questo si aggiunge il prezzo delle emissioni di CO2: il costo del carbonio in Europa è più elevato rispetto a quello sostenuto dai concorrenti negli Usa, in India o in Medio Oriente”.