Per qualcuno i brividi di paura provocati dalla visione di un film dell’orrore sono un modo piacevole di passare la serata, ma esiste una minoranza di persone sensibili per cui le immagini raccapriccianti rappresentano un vero e proprio trauma. Come spiega lo psichiatra Carmine Pariante, docente presso il Kings College di Londra, che ha raccontato sul quotidiano britannico The Guardian il suo rapporto difficile con il genere horror. Nato quando, da bambino, vide per caso in televisione Il cervello di Frankenstein, una commedia horror in cui Abbott e Costello, due popolari comici dell’epoca, incontrano i classici personaggi dell’horror tra cui l’Uomo Lupo. E proprio la trasformazione in lupo mannaro aveva spaventato Pariante, lasciando il segno con ansie che si sarebbero ripresentate a distanza di anni.

L’effetto sulle persone sensibili

Un evento che da adulto l’ha indotto a riflettere sul tema, scoprendo che esistono studi che analizzano l’effetto di film come L’Esorcista o Lo squalo su persone particolarmente sensibili. “Oggi si parla di nevrosi cinematografica, un misto di ansia, sensazione di sentirsi sopraffatti magari in situazioni particolari - al buio, o quando si è soli - e immagini perturbanti che riemergono anche a distanza di tempo, una condizione simile al disturbo da stress post traumatico – spiega Pariante – .Il disturbo può avere diversi livelli di gravità, ma una ricerca realizzata negli anni ’90 all’università del Michigan mostra che per uno studente su quattro la visione in giovanissima età di un film dell’orrore ha generato paure durevoli”.