Immigrazione 25 agosto 2026 Le nuove regole europee possono aiutarci, ma introducono pure diversi obblighi per un Paese di frontiera come il nostro ANSA La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in questi mesi ha più volte sostenuto che il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo avrebbe migliorato la posizione dell’Italia. Nel 2023, mentre a Bruxelles si svolgevano le negoziazioni sul patto, Meloni aveva detto per esempio che «le nuove regole sono per noi migliori delle precedenti». Poi, nella conferenza stampa di inizio 2024, Meloni aveva sostenuto che il sistema in esame avrebbe garantito maggiormente l’Italia, perché prevedeva «un meccanismo serio che impegna anche gli altri Paesi a fare un lavoro di redistribuzione». Pure Fratelli d’Italia, in un recente post su X, ha rivendicato il nuovo Patto come un risultato positivo, sostenendo che con esso l’Italia avrebbe ottenuto un sistema europeo più favorevole rispetto al passato.

Ma il confronto tra le nuove regole e quelle in vigore prima restituisce un quadro più articolato di quello che emerge dalle dichiarazioni. Il Patto contiene alcuni strumenti che possono aiutare l’Italia, a partire dal nuovo meccanismo di solidarietà, ma sancisce anche maggiori oneri per un Paese di frontiera come il nostro, attraverso responsabilità più lunghe e ulteriori obblighi.La logica di Dublino III Il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, conosciuto con l’acronimo inglese AMMR, da Asylum and Migration Management Regulation è entrato in vigore il 12 giugno 2026 e sostituisce il cosiddetto “sistema di Dublino”, che per oltre trent’anni ha disciplinato questa materia. Le sue origini risalgono alla Convenzione di Dublino, firmata nel 1990 ed entrata in vigore nel 1997. Nel 2003 la Convenzione è stata sostituita dal regolamento “Dublino II” e dieci anni più tardi è arrivato il regolamento “Dublino III”, applicabile dal 2014.