Se la fantasia della politica fosse garanzia del buon governo vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Nella sua intervista di oggi al Corriere, l’ex ministro pd Roberto Speranza, rispondendo alle domande di Monica Guerzoni, si schiera (non senza buone ragioni) contro le primarie per la scelta del candidato o della candidata del centrosinistra. E a un certo punto, forse a mo’ di boutade estiva, escogita la straordinaria e inedita figura del candidato simbolico. Non avendone uno vero, tanto vale - se la legge elettorale in cantiere dovesse richiederne l’indicazione - proporne uno falso. «Un neo-diciottenne o un ex partigiano». Ora io spero che Speranza, rileggendosi questa mattina, cambi idea. Perché sarebbe una farsa, una presa in giro dell’elettore, una palese dimostrazione di incapacità politica di trovare una seria sintesi di governabilità. Come si spiegherebbe tale scelta tattica agli elettori? E il candidato simbolico avrebbe diritto di parola, libero di partecipare ai talk show o costretto a un mutismo di circostanza? E, una volta, vinte le elezioni che ruolo avrebbe? Forse avremmo un grande vecchio o un grande giovane, una riserva della Repubblica peraltro pienamente legittimata dal voto popolare. Meglio, per il centrosinistra, chiuderla subito questa parentesi «situazionista». L’elettorato passivo poi è diciotto anni solo per la Camera. «Si evade con un escamotage tecnico - commenta Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend - la vera grande e attuale questione politica. Ovvero il diritto dell’elettore di sapere chi sarà il candidato premier di uno schieramento». A maggior ragione se è previsto un premio di maggioranza. O, addirittura, in ipotesi un ballottaggio.
Fenomenologia del candidato simbolico
La boutade dell'ex ministro Speranza sul candidato simbolico del centrosinistra: si evade la vera grande attuale questione politica, ovvero il diritto dell'elettore di sapere chi sarà il candidato premier di uno schieramento








