C’è una nuova pista nell'inchiesta su Toñi, la «Nonna» delle orche iberiche trovata con almeno dieci buchi sulla pinna dorsale e sul dorso. Secondo le prime indagini del Ministero spagnolo per la Transizione ecologica riportate dai giornali spagnoli, «gli eventi si sono verificati in acque sotto giurisdizione portoghese a bordo di un'imbarcazione battente bandiera spagnola».

L'indagine non è conclusa e le autorità precisano che non è ancora possibile attribuire definitivamente la responsabilità a qualcuno. Ma, per la prima volta, emerge una pista precisa sull'origine delle ferite che hanno fatto temere per la vita dell'orca più anziana della popolazione iberica. E nel frattempo arriva anche una buona notizia: Toñi è stata avvistata di nuovo ed è viva.

Era il 10 agosto quando Toñi, circa 60 anni, è stata osservata nello Stretto di Gibilterra con una serie di lesioni che non comparivano nelle fotografie scattate soltanto poche settimane prima. Le organizzazioni WeWhale e Iberian Orca Guardians avevano documentato i buchi sulla pinna dorsale e sul dorso dell'animale. Per numero, aspetto e distribuzione, le ferite erano state giudicate compatibili con colpi di arma da fuoco a pallini. L’orca era stata usata come bersaglio. Da subito il Ministero per la Transizione ecologica e la Sfida demografica spagnolo ha aperto un'indagine. Le prime verifiche, avviate il 13 agosto dagli agenti ambientali della Direzione generale per la Biodiversità, le Foreste e la Desertificazione, hanno ora portato a un primo risultato. Un elemento che potrebbe spiegare anche perché ricostruire l'intera vicenda richiederà la collaborazione tra i due Paesi.