Il virus Junín, responsabile della febbre emorragica, torna a colpire anche fuori dalle campagne. Il virologo Fabrizio Pregliasco: «Più aumenta la circolazione tra animali e uomini, più cresce la possibilità che emerga una variante capace di trasmettersi meglio»
Una donna di 65 anni residente nel centro di Rosario è morta dopo aver contratto la febbre emorragica argentina, una malattia provocata dal virus Junín e trasmessa principalmente dal roditore Calomys musculinus. È uno dei casi raccontati da La Stampa, che segnala una nuova crescita della malattia in Argentina: nel 2022 sono stati registrati quasi 60 casi confermati, circa il triplo rispetto a cinque anni prima, mentre nuovi focolai nel 2024 e nel 2025 hanno provocato almeno nove morti. Il dato più significativo, però, è il cambiamento nel profilo delle persone colpite: oltre alla donna di Rosario, anche un camionista si è ammalato senza avere un legame diretto con il lavoro agricolo.
Il virus dei roditori
La febbre emorragica argentina è conosciuta dagli anni Cinquanta. Il suo responsabile, il virus Junín, ha come principale serbatoio il Calomys musculinus, un piccolo roditore selvatico e il contagio può avvenire attraverso il contatto con urine, feci o altro materiale contaminato. Per decenni la malattia è stata associata soprattutto alle campagne e ai lavoratori agricoli, ma secondo la ricostruzione riportata da La Stampa alcuni episodi recenti mostrano un cambiamento.









