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8 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:48
Oltre cento contagi, più di trenta morti. L’Hantavirus – ora noto per il caso della crociera MV Hondius, partita dalla Terra del Fuoco – non è nuovo in Argentina, ma è più letale di un tempo. Soprattutto nella Patagonia, che ci ha fatto i conti nel 2018, a Epuyén: un compleanno, 23 contagi, 11 decessi. “C’entra il cambiamento climatico”, dice alla Cnn l’infettivologo Roberto Debbag, in riferimento al pendolo tra “siccità” e “piogge estreme” nel Paese sudamericano. “Nel caso argentino gli incendi delle foreste nella storia recente ha spinto la fauna a mobilitarsi e cercare altri luoghi”, sottolinea Debbag. In questo caso la “fauna” è il roditore selvatico Oligoryzomys longicaudatus, portatore del virus – compresa la variante “Andes Sur”, alle origini del contagio di esseri umani -, sempre più costretti a emigrare nelle aree urbane.
“Gli incendi hanno accelerato la loro migrazione nelle città”, ammette Francisco García Campos, direttore generale di coordinamento epidemiologico della provincia di Salta. Lo stesso ministero della Sanità argentino ammette che la “distruzione dell’habitat” e il “cambiamento climatico” accelerano la diffusione del virus “anche al di fuori di zone storicamente endemiche”. Nel frattempo l’amministrazione Milei naviga a vista e i medici fanno quello che possono. “Manca una sorveglianza epidemiologica più efficace, stiamo rincorrendo la malattia”, ha detto a El País il biologo Raúl González Ittig, spiegando che l’Hantavirus ha un “processo di incubazione da 15 a 20 giorni”.













