"Occorre andare oltre il silenzio perché l’atmosfera che lo circonda è il silenzio dell’indifferenza, rotta solo quando ci sono manifestazioni come le campagne elettorali, le feste di Natale e Pasqua e talvolta qualche visita istituzionale". Con un lettara dal titolo ’Oltre il silenzio’, Don Enzo Capitani, cappellano della Casa circondariale di Grosseto si rivolge alle istituzioni e ai politici della provincia di Grosseto, il prete denuncia una mancata vicinanza alle necessità della casa circondariale, fatta qualche eccezione ‘politica’, evidenziando le necessità dell’istituto detentivo. "Nessuno pensa che la sicurezza nella nostra città non dipende, se non marginalmente, dagli strumenti di controllo, ma dal progetto educativo e formativo che può essere svolto nel carcere. Se non si stanziano fondi e non si mettono in campo progetti qualificati per favorire percorsi di recupero culturale e lavorativo all’interno del luogo di detenzione, non ci sarà mai il cambiamento di una vita, perché a tutti capita di sbagliare, ma va riconosciuta la seconda opportunità". Il rischio? "Le carceri saranno sempre più luoghi dove il degrado della dignità umana raggiunge il suo apice e ha come conseguenza la violenza a partire da quella autolesionista". E poi ancora: "Nel nostro carcere il peso di tutto questo lo sostengono la polizia penitenziaria sempre all’altezza della propria professionalità, la direzione, il personale educativo e sanitario. A loro va la nostra riconoscenza. Quindi mi aspetto un impegno fattivo per la costruzione di un nuovo istituto penitenziario e di un interesse concreto al reinserimento delle persone nel contesto della nostra città, er favore, non facciamo fare alla possibilità di avere un nuovo carcere la stessa fine dell’adeguamento dell’Aurelia. Ricordando che la civiltà di una comunità si misura per come è capace di neutralizzare i germi dell’odio e della vendetta".