HomeAscoliCronacaFiaccolata con il vescovo: "La notte del sisma diventi quella di Pasqua"Il vescovo Gianpiero Palmieri e i 52 rintocchi della campana in ricordo delle vittime: volti tesi, rassegnati e arrabbiati stringono ancora una volta le candele in mano, lottando contro la stanchezza e la disillusione .Il vescovo Gianpiero Palmieri e i 52 rintocchi della campana in ricordo delle vittime: volti tesi, rassegnati e arrabbiati stringono ancora una volta le candele in mano, lottando contro la stanchezza e la disillusione .Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUna fiaccola accesa nel cuore della notte, il silenzio che accompagna ogni passo lungo le strade di Pescara del Tronto, il fuoco stretto tra le mani come un piccolo segno di luce. E poi, alle 3.36, il suono della campana: 52 rintocchi, uno per ciascuna delle vittime del terremoto del 24 agosto 2016. Ad Arquata del Tronto, dieci anni dopo, il tempo sembra essersi fermato proprio lì, in quell’istante in cui la terra tremò e cambiò per sempre il volto delle montagne, delle case e delle comunità. È stata una notte di memoria e dolore, ma anche di preghiera e speranza, vissuta nel luogo simbolo della tragedia. Alle 2, nella notte tra domenica e lunedì, dal cimitero di Pescara del Tronto è partita la fiaccolata guidata dal vescovo Gianpiero Palmieri. Dopo la benedizione del fuoco, una lunga processione si è incamminata nel buio. Nessun rumore, se non quello dei passi e del vento della notte. Ognuno portava con sé un ricordo, un volto, un nome. La luce delle fiaccole sembrava raccogliere le tante storie spezzate quella notte e accompagnarle, ancora una volta, verso il Memoriale. Qui è stata celebrata la Santa Messa, presieduta dal vescovo delle Diocesi del Piceno e concelebrata da alcuni sacerdoti, tra cui don Marian Bojor e don Paolo Fontana. Accanto al sindaco Michele Franchi e alle autorità, tanti fedeli hanno condiviso una notte che, a dieci anni di distanza, conserva intatta la sua forza emotiva. Nell’omelia, Palmieri ha affidato proprio al fuoco il significato più profondo della celebrazione: una luce capace di attraversare il buio della morte e indicare una strada possibile. "La notte del terremoto può diventare una notte di Pasqua", ha ricordato l’arcivescovo, evocando il passaggio dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza. Tre, per Palmieri, le luci che hanno permesso alle comunità di andare avanti: la solidarietà arrivata dopo il sisma, la volontà di ricostruire e la fede. Tre parole che raccontano anche dieci anni di attesa, di ferite ancora aperte e di un territorio che continua a cercare il proprio futuro senza voler cancellare ciò che è stato. Poi è arrivato il momento più difficile. Le lancette hanno raggiunto le 3.36, l’ora esatta della prima, devastante scossa. Il silenzio è stato spezzato dal primo rintocco. Poi un altro. E un altro ancora. Cinquantadue volte. Ogni rintocco ha avuto il peso di un nome, di un volto, di una vita. Un suono che si è propagato nella notte di Arquata come una promessa: quella di non dimenticare.