"I trasporti su gomma non sono la soluzione definitiva all’isolamento dell’entroterra. E c’è un parallelismo tra la crisi idrica della provincia di Pesaro e Urbino le carenze croniche del suo sistema di trasporto pubblico: entrambi i settori fanno acqua da tutte le parti ed entrambi pagano la stessa malagestione". L’associazione Ferrovia Valle Metauro interviene, a margine delle recenti querelle politiche tra destra e sinistra che hanno riguardato sia la rete idrica che i collegamenti tra Urbino e Roma, per qualche giorno ancora garantiti da FlixBus che, forse, torneranno tra qualche mese.
"I recenti e ripetuti guasti che hanno visto la condotta principale dell’acquedotto cedere per ben tre volte in pochi giorni – dice l’associazione – hanno dimostrato come la politica delle pezze e dei tamponi momentanei non sia più sostenibile. Per la rete idrica serve una svolta radicale, approccio che dovrebbe essere applicato in modo identico anche al trasporto pubblico locale, dove i collegamenti su gomma delle compagnie private non possono e non devono essere considerati la soluzione definitiva all’isolamento dell’entroterra. Il principio cardine è di reciprocità territoriale: così come la costa ha un vitale bisogno dell’acqua proveniente dalle aree interne, allo stesso modo l’entroterra necessita di collegamenti stabili, rapidi ed efficienti sia con la costa adriatica sia con Roma. Si tratta, ironicamente, di un disegno infrastrutturale che il territorio aveva già sviluppato tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. All’epoca era stata delineata una rete ferroviaria d’avanguardia in grado di collegare stabilmente l’entroterra alla costa e alla Capitale; un’arteria talmente strategica che l’esercito tedesco in ritirata decise di raderla al suolo, ma peggio erano le intenzioni dei compagni di partito della consigliera regionale Vitri, che avrebbero voluto trasformare le vestigia di quelle infrastrutture in piste ciclabili piuttosto che recuperarle. Da sottolineare che ripristino delle infrastrutture esistenti presenta molte più soluzioni e facilitazioni che ostacoli. È questa la vera chiave per spezzare l’isolamento di Urbino e del suo comprensorio: il recupero di quella lungimirante visione di fine Ottocento".







