Roma, 24 agosto 2026 – Il traffico nello stretto di Hormuz è da mesi ridotto a una frazione minima rispetto ai flussi normali, ma il petrolio non ha mai smesso di cercare una strada per uscire e raggiungere soprattutto la Cina e i Paesi asiatici.
Dall’avvio del conflitto contro l’Iran di Stati Uniti e Israele, e dai blocchi reciproci imposti al passaggio delle navi da Hormuz, si è sviluppato un sistema di “corridoi nascosti” per far comunque passare il petrolio.
I corridoi nascosti di Hormuz
Si tratta di una rete che impiega diverse strategie, dal rendere “invisibili” le navi con lo spegnimento dei sistemi di tracciamento, alle rotte alternative coperte da piccole petroliere da usare per trasferimenti di carico in alto mare, ai bypass di terra fino ai porti “oltre” Hormuz nel golfo di Oman, agli accordi sottobanco gestiti dall’Iran per i “clienti” migliori come la Cina.
Passaggi “ufficiali” con il contagocce







