Non si placa la tensione sullo Stretto di Hormuz, tra attacchi iraniani alle petroliere e blocchi navali imposti dagli Stati Uniti. Nel giro di una settimana si è tornati alla paralisi del corridoio marittimo attraverso cui passa una quota rilevante del petrolio destinato ai mercati internazionali. È in questo scenario che Washington starebbe rivalutando una soluzione rimasta per anni nel cassetto. Il piano è quello di riattivare l'oleodotto che collega l'Iraq alla Siria per portare il greggio direttamente sulle coste del Mediterraneo, aggirando il Golfo Persico. L'idea, rilanciata da Bloomberg, riporterebbe in funzione una storica infrastruttura energetica oggi inutilizzata, con l'obiettivo di garantire una rotta alternativa in caso di nuove crisi nell'area.
Il progetto per aggirare Hormuz Al centro del piano c'è il cosiddetto Iraq-Syria Pipeline (IPSA), un oleodotto costruito per trasportare il petrolio estratto nei giacimenti iracheni fino al terminale siriano di Banias, sul Mediterraneo. La condotta è inattiva da decenni, complice una lunga serie di guerre, tensioni regionali, sanzioni internazionali e, più recentemente, il conflitto civile che ha devastato la Siria. La sua riapertura permetterebbe al greggio iracheno di raggiungere i mercati internazionali senza attraversare lo Stretto di Hormuz, riducendo così uno dei principali rischi geopolitici per l'approvvigionamento energetico globale.Perché gli Stati Uniti tornano a parlarne L'interesse americano è strettamente legato all'instabilità di Hormuz. Attraverso quello stretto passaggio marittimo transita infatti una parte consistente delle esportazioni di petrolio dei Paesi del Golfo e una quota significativa del commercio globale di gas naturale liquefatto. Per questo motivo Washington sta valutando tutte le possibili alternative in grado di ridurre la dipendenza da un'unica rotta marittima, rafforzando la resilienza della rete energetica internazionale.Le difficoltà del progetto La riattivazione dell'oleodotto, tuttavia, appare tutt'altro che semplice. L'infrastruttura necessita di importanti interventi di ricostruzione e ammodernamento dopo anni di inattività e dovrebbe attraversare un'area che continua a presentare significativi problemi di sicurezza. A complicare ulteriormente il quadro sono gli aspetti politici. La Siria resta isolata da gran parte dell'Occidente e qualsiasi progetto di questa portata richiederebbe accordi diplomatici complessi, oltre a investimenti miliardari e a una stabilità sul terreno che oggi è ancora lontana dall'essere garantita.La partita geopolitica Al di là degli aspetti economici, il ritorno del progetto riflette un cambiamento nelle priorità strategiche degli Stati Uniti. Creare un corridoio terrestre tra Iraq e Mediterraneo significherebbe ridurre il potere di pressione esercitato dall'Iran attraverso lo Stretto di Hormuz e diversificare le rotte di approvvigionamento energetico.L'Iraq consoliderebbe il proprio ruolo di esportatore verso i mercati europei, mentre la Siria tornerebbe a occupare una posizione centrale nelle dinamiche energetiche regionali, diventando un punto di passaggio strategico tra il Golfo e il Mediterraneo. Per ora, tuttavia, si tratta di uno scenario di medio-lungo periodo.










