Lucca, 24 agosto 2026 – Dieci anni fa, la mattina del 24 agosto, tutta Italia si svegliò con le terribili immagini del terremoto che aveva colpito il Centro Italia. All'epoca avevo poco più di vent'anni ed ero una volontaria della Misericordia. A settembre avrei avuto gli esami all'università e con lo studio ero parecchio indietro, ma quando vidi i servizi al telegiornale non ci pensai un attimo: scrissi al mio responsabile che ero pronta a partire. C'è chi partì subito, la mia «convocazione», invece, arrivò qualche giorno dopo. Nel borsone misi anche il libro che avrei dovuto ripassare. Non l'ho mai aperto. Quando arrivai a Sant'Angelo, dove era stato allestito il campo base della Protezione civile, c'erano volontari da tutta Italia. Le strade di Amatrice distrutte dopo il terremoto

La partenza da Lucca

Da Lucca, quella settimana, partimmo in quattro. Ci mandarono subito poco lontano da lì, in quello che fu definito il primo Pass (Presidio di Assistenza Socio Sanitaria) d'Italia, pensato per le maxi-emergenze, sulla Salaria Nuova. I servizi garantiti nel Pass, sette giorni su sette, 24 ore su 24, erano medicina generale, pediatria, continuità assistenziale (guardia medica) notturna, ambulatorio infermieristico, assistenza sociale e psicologia. Un piccolo presidio sanitario fatto di tende e prefabbricati, insomma. Quando arrivai stavano ancora finendo di montarlo. Il mio compito era quello di prestare assistenza agli sfollati, che venivano lì spesso feriti, senza neanche più i documenti. Se ripenso a quei tempi, mi sembra che sia passata una vita. Eppure tante cose me le ricordo come se fossero successe ieri. Ricordi bellissimi, altri orribili, che in questi anni sono tornati come onde. A volte lente e timide, che ti bagnano appena. Altre volte, invece, talmente forti da spostarti: rumorose, piene di schizzi, di quelle che all'improvviso ti portano con la testa sott'acqua e ti fanno bere l'acqua salata dal naso. In questi dieci anni non ho potuto fare a meno di pensare a chi ho lasciato lì, tra quelle montagne.