In Sicilia si sta ricostruendo la catena di contagi di difterite, dopo la scoperta di un focolaio con dieci parenti della bambina deceduta risultati positivi. L’obiettivo è risalire al “paziente zero” e identificare tutte le persone esposte al batterio. Secondo il professor Pierluigi Lopalco, tuttavia, sarà difficile riuscire nell’intento: “Ho paura che la catena dei contagi sia abbastanza ramificata.”
In Sicilia è caccia al “paziente zero” del focolaio di difterite, scoperto dopo la morte di una bimba di 4 anni all'ospedale Civico di Palermo tra mercoledì 19 e giovedì 20 agosto. Circa dieci parenti della piccola, infatti, sono risultati positivi al batterio Corynebacterium diphtheriae, il patogeno Gram positivo responsabile della pericolosa infezione. Si tratta di bambini e ragazzi tutti vaccinati, a differenza della bambina, pertanto le loro condizioni non desterebbero preoccupazione. Sono comunque tutti posti in isolamento, come prevede la profilassi in questi casi. Anche il cuginetto della piccola deceduta, ricoverato in ospedale e in isolamento, sarebbe in rapido miglioramento.
Siamo innanzi a un micro focolaio di difterite che è emerso in una comunità, quella siciliana, dove la copertura vaccinale risulta bassa per l'esavalente, che comprende anche la difterite. Come spiegato in un post su Facebook dal professor Pierluigi Lopalco, Epidemiologo e docente ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università del Salento, i dati riferiti al 2024 indicano che il 15 percento dei bambini siciliani di 24 mesi non risulta vaccinato. Una copertura vaccinale dell'85 percento è considerata bassa perché non raggiunge la soglia necessaria per l'immunità di gregge, dunque non è sufficiente a fermare la circolazione di un patogeno. Non c'è da stupirsi che l'ultimo focolaio epidemico di difterite in Venezuela, avvenuto nel 2016, si sia scatenato con una copertura vaccinale dell'85 percento, come evidenziato dal professor Lopalco.










