L’opposizione riaccende lo scontro politico sulla darsena di San Cataldo. «Lecce Domani» torna all’attacco sui ritardi nella piena entrata in funzione dell’approdo, parlando di «un’altra estate di attese» e chiedendo all’amministrazione comunale tempi certi, responsabilità chiare e un cronoprogramma per rendere finalmente pienamente fruibile l’infrastruttura. Ma la replica dell’assessore all’Urbanistica Gianpaolo Scorrano è un vero contrattacco: «Gli ex “Con” fanno autogol e denunciano i loro stessi errori». Secondo Lecce Domani, la vicenda rappresenterebbe ormai «il simbolo di una distanza sempre più evidente tra gli annunci dell’amministrazione comunale e la capacità di trasformarli in risultati concreti». Il gruppo ricorda che già un anno fa si parlava della darsena pronta per l’estate 2025 e che era stato annunciato anche il ritorno della processione del Santo Patrono in mare. «È trascorso un altro anno e siamo ancora qui a chiederci quando questa infrastruttura potrà svolgere realmente la funzione per la quale è stata realizzata», accusano i consiglieri.

Per l’opposizione l’attuale governo cittadino avrebbe ereditato opere, finanziamenti e procedimenti amministrativi già avviati, ma non sarebbe riuscito a mettere pienamente a sistema quanto realizzato. Lecce Domani richiama anche il progetto da circa 5 milioni di euro finanziato nell’ambito del Cis, destinato all’adeguamento della struttura e alla realizzazione del pennello a mare, chiedendo che agli investimenti seguano «tempi certi, capacità amministrativa e piena fruizione della Darsena». Scorrano, però, ribalta completamente l’accusa. «Incredibile, allucinante, spudorata e priva di qualsiasi logica la pseudo denuncia di Lecce Domani, che sembrerebbe proprio aver dimenticato “Lecce di ieri”», afferma l’assessore. E parte l’elenco delle contestazioni rivolte alla precedente amministrazione: «Dopo aver governato per ben sette anni e con due diversi assessori al ramo, dopo aver appaltato i lavori della darsena a un’impresa priva di certificato antimafia poi raggiunta da interdittiva antimafia, dopo aver speso più di cinque milioni di euro e aver sforato di oltre quattro anni la consegna dei lavori, hanno ancora il coraggio di parlare della darsena di San Cataldo».