La guerra degli aquiloni torna a incendiare il fronte di Gaza. Nel fine settimana l'esercito israeliano ha individuato almeno sei aquiloni provenienti dalla Striscia nei pressi dei kibbutz Nahal Oz e Kfar Aza, nel Negev occidentale, teatro del massacro del 7 ottobre, riportando alla memoria le ondate di aquiloni e palloncini incendiari che devastarono i campi israeliani negli anni precedenti l'episodio che ha dato il via alla guerra attuale. Allora, diversi gruppi gazawi usavano aquiloni e palloni per trasportare nelle comunità israeliane di confine, ordigni e simili. Durante le proteste del 2018 al confine il gruppo più noto era i "Figli di Zouari" (Abnāʾ al-Zawari, dal nome di un ingegnere tunisino ucciso in un attentato attribuito al Mossad), mentre un'altra cellula si chiamava Unità Barq ("Fulmine"). Bassem Naim, funzionario di Hamas, li aveva definiti pubblicamente "segnali di protesta" contro il blocco di Gaza, non atti terroristici.
Il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno convocato domenica 23 agosto una riunione per una valutazione operativa con il capo di stato maggiore Eyal Zamir. In una dichiarazione congiunta hanno avvertito che l'esercito intensificherà gli attacchi contro i responsabili ed evacuerà le aree di Gaza da cui provengono aquiloni, droni e palloncini, se i lanci non cesseranno subito. "Non ci sarà alcun ritorno alla realtà precedente al 7 ottobre", hanno dichiarato. Katz ha ordinato ai militari di agire "immediatamente e con forza", definendo ogni lancio "un atto di guerra a tutti gli effetti": un aquilone, con o senza esplosivo, sarà trattato come un drone. Secondo fonti militari, gli aquiloni sarebbero manovrati da adolescenti di dodici-tredici anni, diretti da altri soggetti verosimilmente legati ad Hamas. Nessun ordigno è stato trovato sugli ultimi esemplari, ma il precedente delle unità per aquiloni e palloncini incendiari create da Hamas anni fa alimenta la cautela dei soldati, preoccupati anche dal rischio di trappole esplosive. Le minacce israeliane sono state seguite da raid a Gaza che hanno ucciso almeno tre palestinesi, tra cui il piccolo Muhammad Abdel Salam Taha, di quattro anni, ad az-Zawayda e lungo Salah al-Din Street. L'esercito ha rivendicato di aver colpito anche un sito di produzione di armi, sostenendo che Hamas violi la tregua per ricostruire le proprie capacità militari. Hamas ha respinto le accuse, definendo gli aquiloni "giocattoli per bambini" lanciati dai campi profughi e accusando Israele di un pretesto per proseguire l'aggressione, e ha chiesto l'intervento di Stati Uniti, mediatori e Consiglio di sicurezza dell'Onu.









