Recentemente sui social e sui media sono apparse forti prese di posizione, soprattutto di stampo animalista, che etichettano la Regione Toscana come filo-venatoria perché consente la caccia al capriolo e al’ibis sacro discostandosi dal parere di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Sarà anche una Regione filo-venatoria, ma in tal caso non mi spiego perché la più grande associazione venatoria italiana, la Federcaccia, stia da mesi portando avanti una durissima contestazione sul Piano faunistico regionale. Più che filo-venatoria, a me sembra una gestione filo-confusionaria.
Per prima cosa è opportuno chiarire la natura giuridica del parere di ISPRA in materia di gestione faunistica. Nel recente dibattito sulla modifica della legge 157/92, il cosiddetto DDL caccia, molti hanno sostenuto, erroneamente, che la proposta abolirebbe “il parere vincolante di ISPRA”. In realtà, nella normativa vigente, il parere di ISPRA è obbligatorio, ma non vincolante. Altrimenti la Regione Toscana non potrebbe discostarsene, come ha fatto proprio nei due casi che esaminiamo.
Caccia al capriolo
A leggere certi commenti sui social, sembra che la Regione Toscana abbia deciso improvvisamente da quest’anno di permettere l’uccisione di questi “poveri animali”.









