Il Wwf chiede alla Regione di fermarsi: «A rischio anche altre specie». Michela Brambilla: «Una vergogna»
È polemica sulle nuove regole della Regione Toscana che consentono la caccia dell’ibis sacro e delle femmine e piccoli di capriolo. Si tratta di due misure previste dalla gestione faunistico-venatoria regionale che hanno provocato la reazione delle associazioni ambientaliste e animaliste. Nel caso dell’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), la motivazione è il contenimento di una specie alloctona, la cui presenza viene considerata problematica per gli equilibri della fauna locale. L’uccello, infatti, è accusato di predare uova e pulcini di specie autoctone e di poter quindi incidere sulla biodiversità.
Le nuove regole della Toscana sulla caccia agli ibis sacri
Il provvedimento regionale prevede la possibilità di abbattere gli ibis sacri su tutto il territorio regionale e per l’intera stagione. Una scelta duramente contestata dal Wwf: «Aprendo la caccia all’ibis sacro si crea un grosso danno per tante altre specie come l’airone e l’ibis eremita», dice Guido Scoccianti, delegato regionale dell’associazione. Secondo il Wwf, il problema non riguarda soltanto gli eventuali abbattimenti. La presenza dei cacciatori e il rumore degli spari potrebbero infatti disturbare anche altri uccelli che frequentano le stesse aree, tra cui l’ibis eremita, specie originaria della fauna europea e interessata negli ultimi anni da un importante progetto internazionale di reintroduzione. «Il rischio è di vanificare il lavoro svolto fin qui, visto che frequentano le stesse zone e tanti cacciatori potrebbero scambiarli», sostiene il delegato regionale.







