A settembre, nella scuola italiana, entra anche l'intelligenza artificiale. Sarà l'anno della scuola “aumentata”, degli investimenti e della formazione, l'anno in cui comincia davvero a cambiare tutto, ma non come nelle sperimentazioni tra Londra e gli Stati Uniti con aule senza insegnanti sostituiti da un algoritmo. È qualcosa di più lento: un sistema di regole che investe scuole di ogni ordine e grado, segreterie, dirigenze, docenti, studenti e famiglie. Il nuovo anno si apre con un obbligo preciso per gli istituti: dotarsi di un regolamento che disciplini l'uso dell'IA, con regole chiare per adulti e ragazzi. A reggere l'impalcatura ci sono 200 milioni di euro, stanziati dal ministero dell'Istruzione e del Merito con due decreti nel giro di un anno – l'ultimo di questa estate – per governare una tecnologia già arrivata nelle tasche di sei studenti su dieci, prima che la scuola trovasse le parole per parlarne. I fondi servono a promuoverne l'uso pedagogico ed etico, a finanziare progetti scolastici e a sperimentare strumenti che semplifichino il lavoro burocratico degli istituti. Sulla piattaforma Unica è intanto aperta una sezione che mette in rete le sperimentazioni delle scuole. Il 2 agosto l'AI Act europeo è diventato pienamente operativo; il 4, il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che adegua la normativa italiana. «L'intelligenza artificiale entra stabilmente nei percorsi educativi, come contenuto da conoscere e come strumento per innovare la didattica», ha detto il ministro Giuseppe Valditara, rivendicando «una promessa mantenuta». L'IA entra anche nell'educazione civica, «con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale», e si rafforzano le competenze Stem e l'orientamento scolastico. La sperimentazione Già da quest'anno le nuove Indicazioni nazionali affidano alla matematica – per la prima volta nella storia dei licei – il compito di fornire i concetti alla base dei sistemi di IA: una «sfida antropologica» trasversale, che tocca anche le scienze umane e la statistica nei licei economico-sociali. Il terreno era stato preparato da una sperimentazione biennale su 15 classi tra Lazio, Lombardia, Toscana e Calabria: gli studenti hanno studiato con un assistente virtuale integrato in Google Workspace a supporto di Stem e lingue straniere. Per chi la scuola la dirige da dentro, sarà un anno a tre velocità. «Per gli studenti l'anno della prudenza, per i docenti l'anno della responsabilità, per segreteria e dirigenza l'anno della rivoluzione», sintetizza Alfonso D'Ambrosio, dirigente dal 2019 dell'Istituto Comprensivo di Lozzo Atestino, nove plessi tra Cinto Euganeo e Vo', Padova. Fisico di formazione, autore di oltre una dozzina di libri – l'ultimo, “La scuola aumentata”, vende duemila copie al mese – docente a contratto all’Università di Padova e formatore da vent'anni su IA e robotica educativa. Risponde al telefono in auto, mentre chiede a Gemini di geolocalizzarlo.