Prima ancora che nelle leggi, l'intelligenza artificiale è entrata nelle aule. Studenti e insegnanti la utilizzano già per studio, ricerche, scrittura dei testi e organizzazione del lavoro quotidiano. Ora il Governo prova a disciplinare e accompagnare questo cambiamento. I decreti attuativi approvati dal Cdm, che completano il quadro nazionale di applicazione dell'AI Act europeo e della legge 132 del 2025, introducono infatti misure specifiche per scuola e università: ingresso dell’AI nei programmi scolastici dei licei, stanziamento di 100 milioni di euro per la formazione dei docenti su rischi algoritmici e dipendenze digitali, creazione di comitati tecnico-etici territoriali per la tutela dei dati.

Secondo Pier Cesare Rivoltella, pedagogista, esperto di tecnologie educative e docente all’Università di Bologna, il provvedimento rappresenta un passaggio significativo nel percorso intrapreso dall’Italia. “Sul tema dell'intelligenza artificiale stiamo dimostrando di essere molto sensibili”, dice intervistato da La Stampa Tech. “C’era già un precedente decreto con le linee guida del Ministero che descriveva la cornice normativa riguardo all'uso dell'intelligenza artificiale a scuola. Ora si fa un passo in avanti, ragionando anche sull’introduzione dell’AI nel curriculum e di necessità di formazione degli insegnanti. Il problema è capire quale modello di formazione adottare”, spiega. “La formula della formazione frontale o del corso di aggiornamento credo che tenga poco, soprattutto nel caso dell'uso dell'intelligenza artificiale”. Per il pedagogista occorre andare oltre l'alfabetizzazione tecnica. Da un lato, serve una conoscenza del funzionamento dei sistemi di AI, dall'altro una riflessione più profonda sul loro impatto culturale ed educativo. “C'è il problema di integrare la necessaria formazione alfabetica, relativa ai linguaggi e al funzionamento di questi strumenti, in una formazione culturale che inviti a pensare la tecnologia e che abbia a che fare soprattutto con le strategie che servono per sviluppare negli studenti capacità di pensiero critico”.