La diplomazia torna a occupare il centro della scena nella guerra in Ucraina, ma per ora senza un accordo definitivo. Volodymyr Zelensky ha annunciato che Kiev, Washington e i partner europei hanno messo a punto una cornice di possibili soluzioni per porre fine al conflitto, elaborata anche sulla base dei colloqui tra gli Stati Uniti e la Russia. Al centro ci sono tre elementi: un cessate il fuoco, il ritiro reciproco delle forze da una porzione del fronte per creare una “zona economica franca” e la definizione del ruolo di Unione europea e Nato nelle future garanzie di sicurezza.Zelensky ha parlato di idee condivise e di “reali possibilità” per arrivare alla fine della guerra, mentre restano da definire aspetti decisivi, a partire dalla gestione della zona cuscinetto, dalle garanzie occidentali e soprattutto dalla posizione di Mosca. Il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato nei giorni scorsi che Mosca è pronta a esaminare nuove proposte, ma soltanto se compatibili con quelle che definisce le “realtà sul terreno”.Lo stesso leader ucraino ha indicato il periodo compreso tra la fine dell’anno e l’estate del 2027 come lo scenario più realistico per arrivare a una soluzione dei nodi del conflitto. Il primo punto: il cessate il fuoco, la condizione per far partire tuttoIl primo elemento del progetto è anche quello indicato da Zelensky come il più importante: un cessate il fuoco. L’obiettivo sarebbe interrompere le operazioni militari e creare le condizioni per passare dalla linea del fronte a una fase negoziale più strutturata.Secondo quanto riferito da Zelensky ai giornalisti, i colloqui con gli emissari americani Jared Kushner e Steve Witkoff sono stati riassunti in un unico documento destinato a mettere a fuoco le opzioni realistiche per la fine della guerra. Gli Stati Uniti, ha spiegato il presidente ucraino, intendono discutere queste proposte sia con Kiev sia con Mosca.La questione centrale resta però capire che cosa accadrebbe immediatamente dopo. Un’interruzione delle ostilità senza un sistema di controllo e senza garanzie di sicurezza rischierebbe infatti di trasformarsi soltanto in una pausa operativa. È proprio per questo che il progetto collega la tregua alla seconda componente: la creazione di una buffer zone attraverso il ritiro delle forze.Il contesto militare rende il passaggio particolarmente delicato segnato da nuovi pesanti attacchi russi contro l’Ucraina, mentre Zelensky ha continuato a chiedere agli alleati occidentali un rafforzamento della difesa aerea. Parallelamente, la Francia ha promesso di accelerare alcune forniture militari e di sostenere Kiev sul fronte della produzione di missili.La zona economica franca: ritiro reciproco e amministrazione internazionaleÈ il passaggio più innovativo e, allo stesso tempo, quello che presenta il maggior numero di incognite. La proposta americana prevede che Russia e Ucraina facciano passi indietro simmetrici, ritirando le rispettive forze da una determinata area per trasformarla in una sorta di zona cuscinetto.Zelensky ha parlato di una “zona economica franca”, precisando che dovrebbe essere sottoposta a una qualche forma di amministrazione da parte di una terza parte, ancora da individuare. Non è quindi ancora chiaro chi dovrebbe esercitare il controllo, quali sarebbero i confini dell’area e quale sarebbe il suo status giuridico. Già lo scorso anno precedenti negoziati del 2025 Washington aveva proposto una “free economic zone” nelle aree del Donbass ancora controllate da Kiev, ipotizzando il ritiro delle truppe ucraine e l’assenza di un ingresso delle forze russe.La novità della formula annunciata ora da Zelensky è soprattutto l’enfasi sul ritiro reciproco: non una semplice concessione territoriale ucraina, ma un arretramento di entrambe le parti. L’idea sarebbe trasformare una porzione della linea del fronte in uno spazio smilitarizzato, potenzialmente sotto supervisione internazionale.Resta però il nodo più difficile: quale sarebbe lo status dei territori interessati? La formula della zona economica franca non equivale automaticamente a una cessione di sovranità e Zelensky non ha annunciato il riconoscimento di alcuna annessione russa. È proprio su questo punto che il progetto deve ancora essere trasformato da principio negoziale in un accordo concreto.Il terzo capitolo: cosa faranno Ue e Nato e quali garanzie per KievIl terzo elemento del piano riguarda direttamente l’Europa e la sicurezza futura dell’Ucraina. Zelensky ha indicato come questione ancora da definire che cosa siano disposte a fare l’Unione europea e la Nato e quali impegni sia pronta ad assumere Kiev.È il punto che potrebbe determinare la sostenibilità dell’intero progetto. Per l’Ucraina, infatti, un cessate il fuoco non sarebbe sufficiente se non fosse accompagnato da meccanismi capaci di impedire una nuova offensiva russa. La questione delle garanzie è già al centro della diplomazia occidentale. Francia, Regno Unito e Germania si preparano a co-presiedere a Kiev la riunione della “Coalition of the Willing”, con la partecipazione di Zelensky, con l’obiettivo dichiarato è rafforzare il sostegno all’Ucraina e coordinare la risposta degli alleati.Anche la posizione russa rimane tutt’altro che definita. Mosca ha dichiarato di essere disponibile a valutare nuove idee, ma pretende che qualsiasi soluzione tenga conto degli attuali rapporti di forza territoriali.