di
Vera Martinella
L'arrivo, anche in Italia, di farmaci innovativi mette a disposizione opzioni che migliorano sia le prospettive di sopravvivenza sia la qualità della vita
Ogni anno in Italia si registrano circa 15.500 nuovi casi di linfoma, tra forme non-Hodgkin e Hodgkin, che prendono il nome del medico inglese Sir Thomas Hodgkin, che ha descritto per primo queste malattie nella prima metà dell’800.
L'immunoterapiaGrazie all'arrivo delle nuove immunoterapie, come le cellule CAR-T e gli anticorpi bispecifici, l'approccio terapeutico negli ultimi anni sta però cambiando rapidamente. Soprattutto nei pazienti con malattia recidivata o refrattaria. «Queste terapie rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento dei linfomi, soprattutto dei linfomi non-Hodgkin - sottolinea Luigi Rigacci, direttore dell'Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali alla Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, in occasione della Giornata organizzata dall'AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, -. Oggi vengono utilizzate principalmente nei pazienti che hanno già ricevuto altre linee di trattamento (per lo più chemioterapia) e sono recidivati precocemente oppure che presentano una malattia refrattaria alle terapie precedenti. La prospettiva futura, ormai sempre più concreta, è quella di introdurre queste terapie nelle fasi più precoci del percorso di cura, arrivando in alcuni casi persino a sostituire la chemioterapia».






