C’è una nuova possibilità di cura con la terapia Car-T per i pazienti adulti colpiti da linfomi aggressivi che non rispondono alla chemio-immunoterapia di prima linea o che ricadono entro l’anno dal trattamento. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità di lisocabtagene maraleucel (liso-cel) che ora potrà essere impiegato già in seconda linea nei casi più difficili di quattro tipi di linfoma non Hodgkin: linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), linfoma a cellule B ad alto grado (HGBCL), linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL) e linfoma follicolare di grado 3B (FL3B).

Cosa sono i linfomi e chi colpiscono

In Italia, ogni anno, si stimano circa 15.500 nuovi casi. I linfomi non Hodgkin sono i più frequenti (circa 13.300 rispetto ai circa 2.200 linfomi di Hodgkin). Il nome riunisce un gruppo eterogeneo di tumori del sistema immunitario che originano dai linfociti di tipo B, T o NK e che possono avere un comportamento indolente o aggressivo. Il rischio di sviluppare i linfomi aumenta con l’esposizione a radiazioni ionizzanti e a sostanze chimiche come i pesticidi, o se il sistema immunitario è compromesso.

“I linfomi sono patologie curabili e in molti casi guaribili, grazie alla disponibilità di numerose terapie che, negli ultimi anni, hanno cambiato lo scenario del trattamento - dice Paolo Corradini, professore di Ematologia all’Università di Milano e direttore della Divisione di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Circa il 70% dei pazienti con linfomi aggressivi può guarire e le persone con linfomi indolenti possono ottenere una sopravvivenza libera da malattia molto lunga”.