“Quando arriva una diagnosi di linfoma si scatena una tempesta emotiva. La prima reazione è caratterizzata da impotenza e incredulità, seguite abbastanza presto da una forma di resilienza e di trasformazione, associate ad una certa fragilità, che però non deve essere interpretata come debolezza, tutt'altro: piuttosto è un senso di spaesamento, di disorientamento, di ansia che poi si traduce in coraggio, in una presa di coscienza che favorisce il passaggio da un atteggiamento passivo ad un atteggiamento proattivo”. Così, Giuseppe Gioffrè, parla da ex paziente ora impegnato attivamente come presidente Ail Udine-Gorizia a portare conforto e aiuto concreto ad altri pazienti e ai loro care-giver con linfoma.
Che cos’è il linfoma follicolare
I linfomi, tumori che originano dalle cellule del sistema immunitario, i linfociti (T e B), rappresentano il sesto tipo di tumore più diffuso in Italia e comprendono un numero molto ampio di sottotipi. I più frequenti sono il linfoma diffuso a grandi cellule B e il linfoma follicolare, che da soli rappresentano circa la metà di tutti i linfomi e hanno modalità di presentazione molto differenti.
“Il linfoma follicolare - spiega Marco Ladetto, ordinario di Ematologia all’Università del Piemonte Orientale e direttore Ematologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria - è il più comune tra i linfomi indolenti: crescono e si sviluppano nel corso di mesi o anni, tanto che i pazienti possono anche per molto tempo convivere con questa patologia e talvolta non aver bisogno di terapie fin dall'inizio”. Il linfoma follicolare per molto tempo è stato ritenuto come una patologia non guaribile per la sua tendenza a recidivare anche a distanza di molti anni.








