Ha cambiato la storia naturale di molti tumori, regalando a migliaia di pazienti anni di vita che fino a poco tempo fa sembravano impossibili.
Ma oggi l'immunoterapia, una delle conquiste più straordinarie della medicina moderna, si trova davanti a una nuova sfida: proteggere non solo dal cancro, ma anche dal rischio cardiovascolare.
Negli ultimi quindici anni farmaci come nivolumab, pembrolizumab, ipilimumab, atezolizumab e, più recentemente, relatlimab hanno inaugurato una stagione terapeutica completamente nuova. Non colpiscono direttamente la cellula tumorale, ma sbloccano il sistema immunitario del paziente, permettendogli di riconoscere e distruggere il nemico. Il risultato? Risposte durature e miglioramenti significativi della sopravvivenza in tumori avanzati come melanoma, polmone, rene e mammella.
Ma togliere i freni al sistema immunitario può avere un prezzo. In una minoranza di casi, la risposta diventa eccessiva e colpisce anche organi sani: sono i cosiddetti eventi avversi immuno-correlati. Tra questi, quelli cardiaci stanno emergendo come una nuova frontiera di attenzione clinica.
A lanciare l'allarme sono state le principali società scientifiche internazionali, dalla European Society of Cardiology all'American Heart Association, che raccomandano oggi un monitoraggio cardiovascolare strutturato nei pazienti in trattamento con immunoterapia, soprattutto quando si usano combinazioni di farmaci sempre più potenti.






