L’immunoterapia oncologica ha segnato l'inizio di una nuova era nella medicina, trasformando radicalmente la prognosi di patologie un tempo considerate letali attraverso l'impiego dei linfociti Car-T. Queste cellule del sistema immunitario, prelevate dal paziente e istruite in laboratorio per esprimere un recettore artificiale capace di riconoscere bersagli specifici, hanno già rivoluzionato il trattamento di leucemie, linfomi e mielomi. Non si può dire altrettanto per i tumori solidi. I carcinomi rappresentano infatti un territorio biologico estremamente ostile, dove la massa tumorale erige barriere fisiche e crea microambienti che rendono la sopravvivenza e l’infiltrazione dei linfociti una sfida di estrema complessità. In questo scenario, l’Unità di Immunoterapie Innovative dell’Ospedale San Raffaele di Milano, guidata da Monica Casucci, si pone all'avanguardia nello sviluppo di soluzioni capaci di scardinare queste difese. Qui, la ricerca condotta da uno dei componenti del team, Beatrice Greco, promette di far fare un passo avanti a queste terapie, affrontando uno degli ostacoli più insidiosi: la barriera biochimica che avvolge le cellule maligne.
L'intuizione alla base del progetto nasce da una scoperta maturata durante gli anni di dottorato di Greco e consolidata in una pubblicazione del 2022 sulla rivista Science Translational Medicine. “Abbiamo identificato la glicosilazione, cioè lo strato di zuccheri che riveste le cellule tumorali, come una barriera complessa che ostacola l’efficacia dei Car-T. Sebbene la glicosilazione rappresenti un processo fisiologico essenziale per il funzionamento di ogni cellula sana, nel tumore questo meccanismo risulta deregolato”, spiega Greco. “Questo rivestimento denso di zuccheri non solo crea una barriera che maschera il bersaglio antigenico del Car e impedisce la corretta interazione tra il linfocita Car-T e il tumore, essenziale per l’attività antitumorale, ma promuove anche l'attivazione di checkpoint immunitari che sopprimono l’attività dei linfociti T”. Il risultato è una paralisi dell'attività dei linfociti, che finiscono per esaurire la propria carica citotossica prima ancora di aver scalfito la massa tumorale. Se si riuscisse a fare breccia in questo scudo si aprirebbe la strada all’azione dei linfociti T che potrebbero quindi distruggere le cellule malate.






