Bologna, 24 agosto 2026 – Da oggi tanti lavoratori torneranno in fabbrica. Chi nei reparti, chi in produzione, chi negli uffici. Ma c’è anche chi resterà a casa, con la Naspi in arrivo, la cassa integrazione in dubbio e una vita senza certezze. Da fine 2025 a luglio di quest’anno i tavoli aziendali di crisi aperti in Città Metropolitana sono passati da 25 a 28. Ci sono la Gaggio Tech di Gaggio Montano, la Menarini Bus a Bologna, l’Alcast Tech e Fonderia Atti di Bentivoglio, la Marelli a Bologna, Tecnomeccanica (ex Magneti Marelli) a Crevalcore. Secondo i dati di Città Metropolitana, questo scenario riguarda 2.000 persone: 1.100 seguite direttamente dall’ente, altre 900 da Città Metropolitana assieme alla Regione. Ma l’autunno è alle porte e il timore delle sigle sindacali aumenta.

Situazione delicata: settore metalmeccanico tra i più colpiti

“La situazione è delicata. Non c’è una crisi feroce come in altri periodi, vedi il 2008. Ma ora è con più sfaccettature”, spiega Simone Selmi, segretario Fiom-Cgil Bologna. Crisi mondiali, avvento dirompente delle tecnologie, incertezze internazionali. Il settore metalmeccanico è uno di più colpiti. I trasporti, la mobilità, l’automotive. Ma anche l’editoria, l’informatica e, a livello territoriale, l’Appennino. “C’è in atto un processo di riorganizzazione: un ridisegno delle imprese nel complesso. La crisi dell’automotive è la più evidente, lo vediamo anche a livello internazionale. Una situazione che crea problemi su tutta la catena di fornitura. E poi la mobilità, vedi Marelli e l’ex Breda. Anche il packaging inizia a guardarsi attorno, così come in chiave informatica stiamo assistendo a nuove crisi, con le prime conseguenze dell’avvento dell’Intelligenza artificiale. Ci sono in atto vere e proprie sostituzioni, dove i più colpiti sono lavoratori giovani e con nuove e ottime competenze”, prosegue Selmi.