Le elezioni in Ucraina, sotto le bombe russe, "spaccherebbero il Paese". Di più: "Sarebbero uno tsunami". Alla vigilia della Festa dell'Indipendenza ucraina - e di un atteso vertice dei Volenterosi - il presidente Volodymyr Zelensky si blinda contro le bordate interne del suo ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che martedì scorso aveva chiesto un ritorno alle urne. E che anche stamattina l'ha provocato sull'inchiesta per corruzione che ha toccato la cerchia più ristretta del suo Gabinetto. Ma Zelensky, su entrambi i fronti, ha fatto muro.
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"Se vogliamo distruggere il Paese, allora possiamo muoverci nella direzione delle elezioni in questi tempi di guerra - ha detto il presidente nel corso di una lunga conferenza stampa a Kiev - Credo che le elezioni sarebbero un rischio". Zelensky, 48 anni, è al vertice dello Stato dal 2019. La legge marziale che vige in Ucraina dall'invasione su vasta scala di Mosca ha congelato il voto, e secondo un recente sondaggio solo il 15% degli ucraini ritiene sia una buona idea allestire le urne mentre ogni giorno Vladimir Putin prende di mira le città. Le obiezioni sono note: come far votare i soldati, o i milioni di rifugiati all'estero, o chi vive nei territori occupati dai russi? Sono immaginabili file ai seggi sotto la minaccia costante dei droni? Per tacere del rischio, sempre presente, di disinformazione proveniente dal Cremlino.











