Il Festival delle Migrazioni ha fatto tappa a Vaccarizzo Albanese con un confronto intenso sul tema “Il dopo Amendolara: quali politiche per il contrasto al caporalato?”. Ad aprire i lavori in Piazza Skanderbeg, dopo i saluti del vicesindaco Giuseppe Borrelli e di Annalisa Ferraro (SAI), è stato il presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo, Giovanni Manoccio. Nel ricordare il tragico omicidio dei quattro giovani braccianti ad Amendolara — Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Safi Iayjad e Ullah Ismat Qiemi —, la vicepresidente Lidia Vicchio ha introdotto una riflessione sulle trasformazioni del fenomeno. Manoccio ha sollecitato l’urgenza di superare ogni lettura superficiale, denunciando che “dietro queste morti c’è una guerra economica e criminale che prospera sull’assenza di diritti e cittadinanza”.

L’evoluzione del caporalato e la compressione dei diritti

L’analisi sul campo di Celeste Logiacco, segretaria della CGIL Calabria, ha mostrato come il reclutamento si sia spostato dalle piazze tradizionali alle piattaforme digitali e alle reti informali, rendendo centrale l’azione del sindacato di stradanei ghetti e negli insediamenti isolati. Logiacco ha evidenziato che lo sfruttamento non è una semplice intermediazione illecita, ma un sistema di filiera volto ad abbattere i costi del lavoro, aggravato dalla perenne emergenza abitativa e dalle violenze silenziose subite dalle lavoratrici agricole. Sulla stessa linea Andrea Laguardia, vicepresidente di Legacoop Produzione e Servizi, il quale ha ricordato che la negazione di salario, casa e contratti distrugge la dignità e l’identità stessa dei lavoratori. Per Laguardia, la strada maestra risiede nel promuovere modelli cooperativi d’impresa e nel garantire soluzioni abitative adeguate per favorire un’effettiva inclusione.