Pubblicato il: 23/08/2026 – 12:23
VACCARIZZO ALBANESE Una riflessione collettiva sul lavoro, i diritti e le nuove forme di sfruttamento ha animato l’appuntamento del Festival delle Migrazioni dedicato al tema “Il dopo Amendolara: quali politiche per il contrasto al caporalato?”, ospitato in Piazza Skanderbeg. Ad aprire l’incontro, dopo i saluti istituzionali del vicesindaco Giuseppe Borrelli e della coordinatrice SAI Annalisa Ferraro, è stato il presidente del Festival Giovanni Manoccio, che ha ricordato la partecipazione dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo al progetto SUPREME e ha richiamato la necessità di andare oltre letture superficiali delle recenti tragedie che hanno coinvolto lavoratori migranti. «Quando si dice “tanto si ammazzano tra di loro” – ha sottolineato il Presidente dell’Associazione Don Vincenzo Matrangolo– si guarda al fenomeno in modo superficiale, mentre “dietro queste morti c’è una guerra economica e criminale che prospera sull’assenza di diritti e cittadinanza». L’introduzione di Lidia Vicchio, Vicepresidente dell’associazione e avvocato, ha ricordato i quattro giovani braccianti (Waseem Khan, 29 anni, pakistano; Amin Fazal Khogjani, 28 anni, afghano; Safi Iayjad, 27 anni, afghano; Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, afghano) brutalmente uccisi ad Amendolara, ponendo una domanda centrale: di cosa parliamo oggi quando parliamo di caporalato e come questo fenomeno si è evoluto nel tempo?







