ROMA – La detenzione di migranti e richiedenti asilo ai sensi dell’Accordo Italia-Albania mette a repentaglio la sicurezza, la libertà e i diritti delle persone. Lo scrive Amnesty International in un nuovo dossier, pubblicato mentre i fatti di Ceuta continuano a mostrare al mondo i pericoli della pratica di esternalizzazione delle frontiere messa in atto dall’Unione Europea.
Il documento. Amnesty analizza la decisione del governo Meloni del 2023 di creare due centri di detenzione per migranti in Albania, entrambi gestiti dalle autorità italiane. L’accordo ha portato al trasferimento forzato di centinaia di persone, molte delle quali sono state rinchiuse senza poter consultare un avvocato. Le condizioni in questi centri e il trattamento riservato ai detenuti, scrive l’organizzazione, hanno spinto diversi di loro verso forme di autolesionismo o verso il tentativo di suicidio. “La detenzione offshore ha come obiettivo primario la deterrenza e il tentativo di sottrarsi sia alle responsabilità di gestione dei flussi migratori, sia all’obbligo di concedere asilo a chi ne ha bisogno”, commenta Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio Istituzioni Europee di Amnesty International. Poco prima dell’entrata in vigore dell’accordo, l’Organizzazione in difesa dei diritti umani aveva già lanciato l’allarme sull’impatto negativo che avrebbe avuto sia sulle persone in difficoltà in mare e sia sui diritti di quelle trasferite in Albania.






