C’è un filo che lega il cosiddetto «modello Albania» alle ipotesi messe sul tavolo del primo vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue nel dopo Ceuta.

Quel filo si annoda attorno alla convinzione che, nella complessa gestione dei flussi migratori, basti spostare il potenziale “problema” oltre i confini europei per stimarlo in via di soluzione.

Il ministro italiano Matteo Piantedosi ha additato così ai colleghi la possibile exit strategy: «È tempo di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure d’asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato».

I «return hubs» come scommessa, dunque, su cui puntare le fiches dell'Unione dei prossimi anni, con l’Italia che - rivendica Piantedosi - «ha fatto da apripista col Protocollo Italia-Albania».

Nei fatti, però, ad oggi l’accordo con Tirana è il simbolo di un’operazione che non decolla, con 700 persone trasferite dal 2024 (a fronte di una stima di 36mila l’anno) e costi per 800 milioni di euro.