Di: Agenzie/MgR L’Italia punta a trasformare il suo “centro di permanenza per il rimpatrio” istituito a Shengjin e a Gjadër, in Albania, in un modello per tutta l’Unione europea, da replicare altrove. Giorgia Meloni ne aveva già parlato a luglio, dopo l’approvazione del nuovo regolamento UE sui rimpatri; ora l’idea sarà formalmente proposta ai ministri dell’interno dei 26 dall’italiano Matteo Piantedosi nella teleconferenza straordinaria che la presidenza irlandese ha convocato per martedì in risposta alla crisi di Ceuta.Inaugurato formalmente il 16 ottobre 2024, in una ex base militare albanese a 20 chilometri nell’entroterra, il centro di Gjäder ha una capienza di 880 posti per richiedenti asilo e altri 144 per chi è destinato ad essere rimpatriato. C’è anche un vero e proprio penitenziario di 20 posti per i casi difficili. Ad esso si affianca la struttura portuale di Shengjin che serve da hotspot per lo sbarco, lo screening sanitario e la prima identificazione.La creazione di centri “offshore” per trattare le domande d’asilo - e rimpatriare chi non ne ha diritto senza farlo passare dal territorio dell’UE - è stata fin dall’inizio oggetto di controversie giudiziarie e aspre polemiche politiche per la dubbia legalità del sistema e per gli alti costi (fino ad ora sostenuti da Roma, che punta però a scaricarli in futuro sul bilancio dell’UE).La questione della base legale è diventata ormai “obsoleta” visto che quasi tutti gli stati dell’Unione si sono avvicinati molto alle posizioni italiane in materia. Il centro italiano in Albania però è lontano, almeno per ora, dall’aver raggiunto il pieno regime: si parlava infatti di poter trattare oltre 3’000 casi al mese.Sul tavolo c’è già una lista preliminare degli Stati che potrebbero ospitare simili centri: Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Sull’Uganda hanno manifestato interesse la Germania e l’Austria. In lista c’è anche il Montenegro, che come l’Albania è candidato a diventare un membro dell’UE.L’Italia chiederà anche l’attuazione stringente del programma “GSP plus” approvato quest’anno e in vigore dal primo gennaio 2027: tutti i vantaggi del rapporto con l’UE per i paesi in via di sviluppo (agevolazioni sui visti, aiuti economici, accesso al mercato unico o ai vari programmi dell’Unione europea, nei settori più disparati) saranno subordinati alla collaborazione nel prevenire le partenze e nell’accettare la riammissione dei propri cittadini respinti dall’Europa.Primo bilancio ufficiale del Marocco: 11 mortiIl ministero degli interni del Marocco ha diramato un primo bilancio ufficiale dei migranti morti tentando di raggiungere Ceuta. Rabat fa stato di undici vittime. Madrid ne ha già censite 72, senza contare altri corpi recuperati ma non ancora identificati.I quasi 60’000 che hanno varcato la frontiera nel frattempo sono quasi totalmente ritornati in Marocco. Il flusso “non è stato spontaneo o casuale, bensì il risultato di una confluenza di numerosi fattori. Tra questi, lo sfruttamento fraudolento della sfera digitale, la diffusione di disinformazione, il ruolo delle bande di trafficanti di esseri umani e l’errata interpretazione delle normative legali e amministrative, il tutto finalizzato a creare l’illusione di un accesso agevole e privo di conseguenze legali all’Unione europea”, ha detto un portavoce.L’Associazione marocchina dei diritti dell’uomo (AMDH) parla invece di “quasi 130 vittime” e decine di dispersi. L’AMDH chiede l’apertura di una inchiesta indipendente sulle questo movimento inedito, partito dalla città di Fnideq.Ceuta si avvia alla normalità, la politica spagnola noDopo lo “tsunami”, Ceuta è tornata quasi normale, anche se i sub continuano a cercare cadaveri. Una barriera galleggiante di 500 metri è stata gonfiata là dove il confine tra l’exclave spagnola e il Marocco finisce in mare. Il dispositivo di sicurezza è stato rinforzato con 3’000 uomini, tra cui 2’000 militari per controlli e respingimenti.Ma secondo il leader del partito VOX, Santiago Abascal, che si è subito recato a Ceuta, “migliaia e migliaia di invasori” sono ancora sul posto. Il leader dell’ultradestra parla di attacco alla sovranità spagnola da parte di Rabat ed ha chiesto di “militarizzare la frontiera” e chiuderla “in maniera permanente”. La polemica politica non sarà archiviata tanto presto. La testimonianza da CeutaTelegiornale 02.08.2026, 20:00