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2 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 21:37
A due anni dalla sigla del protocollo Meloni-Rama che ha portato alla creazione di due centri in Albania per accelerare la procedura di rimpatrio dei migranti, un centinaio di attivisti da tutta Europa si sono dati appuntamento nel fine settimana a Tirana per protestare contro il cosiddetto “modello Albania”. L’iniziativa è stata organizzata dal Network Against Migrant Detention, una realtà nata due anni fa su iniziativa italiana e che ha coinvolto nel corso dei mesi diverse associazioni internazionali, europee e non solo. “La recente visita dei deputati italiani ha messo in luce il fatto che le persone che arrivano in queste strutture vengono prelevate dai cpr italiani e portati in Albania – spiega Maddalena Scotti, una delle organizzatrici – Si tratta di un modello di gestione dei flussi migratori che viola le norme costituzionali e che non facilita la procedura per chi entra nel nostro Paese”.
Al centro della contestazione ci sono le strutture di Shëngjin e Gjadër – che secondo le stime dovrebbero costare tra i 650 e i 680 milioni di euro nell’arco dei 5 anni 2024-2028 – che hanno ospitato globalmente solo 200 persone delle migliaia inizialmente ipotizzate. “Al momento si contano 25 persone nel centro di Gjadër, a dimostrazione che il sistema non sta funzionando. Nonostante questo, i centri rimangono attivi, con numerose forze dell’ordine italiane a presidiarle e un conseguente dispendio economico per i contribuenti italiani – prosegue Scotti – Vogliamo continuare a costruire reti e mobilitazioni per opporci a questo sistema, ma il nostro obiettivo è anche monitorare quello che accadrà nei prossimi mesi a seguito delle nuove politiche migratorie adottate a livello europeo, che mirano a prendere a modello il concetto di remigration di cui il nostro governo si sta facendo promotore. Si rischia di andare verso una deriva sempre più autoritaria nei confronti dei migranti e per noi l’unica soluzione possibile è lo smantellamento di questo modello”.







