Le proprietà in località turistiche tornano a essere di tendenza, almeno per chi può permettersele. Ma tra tasse, manutenzione e burocrazia sugli affitti brevi, non sempre l’investimento è vantaggioso. Ecco cosa sapere.

Nell’estate 2026, secondo l’ultima indagine di Federalberghi, l’11,9 per cento dei vacanzieri italiani ha soggiornato o soggiornerà in una casa di proprietà, mentre il 28,6 per cento sceglierà l’ospitalità di parenti e amici. Numeri che raccontano una piccola inversione di tendenza: se per anni la seconda casa sembrava un rito in via d’estinzione, sostituito da viaggi brevi e partenze frequenti, oggi torna protagonista, almeno in parte, dell’estate degli italiani. Resta però da capire se, oltre al valore affettivo, la seconda casa conservi anche quello economico: tra Imu, manutenzione, bollette sempre più care e le nuove regole sugli affitti brevi, possedere un immobile utilizzato solo poche settimane all’anno rischia infatti di essere, per molti proprietari, più un lusso che un investimento.

Forte dei Marmi, Capri e Madonna di Campiglio in vetta

Il mercato, in questo senso, non mostra grandi segni di crisi. Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Fimaa-Confcommercio realizzato con Nomisma e relativa al 2024, i prezzi medi degli immobili turistici oscillavano dai 1.486 euro al metro quadrato di una casa usata in una località lacustre ai 3.814 euro di una nuova costruzione al mare, con incrementi annui tra lo 0,3 e il 3,6 per cento. In cima alla classifica restavano Forte dei Marmi, con quotazioni fino a 16 mila euro al metro quadro per le nuove costruzioni, Capri (15.500 euro) e Madonna di Campiglio (12 mila euro). «Il settore immobiliare turistico continua a mostrare segnali di crescita, sia nel numero di compravendite sia nei prezzi», aveva spiegato Fabrizio Savorani, referente del settore turistico dell’Ufficio studi Fimaa, commentando quei dati. L’interesse per le seconde case, secondo l’Osservatorio, si sta tuttavia spostando in parte verso le città d’arte che, rispetto alle località puramente stagionali, offrono servizi migliori, più accessibili, e la possibilità di affittare per una porzione più ampia dell’anno. Ed è proprio questa la prima discriminante: un immobile che produce reddito per otto o 10 mesi è un investimento, uno che rimane chiuso da settembre a giugno è soprattutto un costo.