Damiano Rizzi si rivolge direttamente al ministro Valditara con una lettera in cui contesta punto per punto le sue affermazioni sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Dalla formazione dei docenti al confronto con gli altri Paesi europei, spiega perché non è vero che “c’è già tutto quello che serve”.

Egregio ministro Valditara,

alla scuola di psicoterapia mi hanno insegnato ad affezionarmi poco alle mie idee e a tenere sempre il condizionale a portata di mano. Perché la realtà può sempre essere molto diversa da come la vediamo. Ci ho pensato ieri mattina, quando la giornalista de LaStampa Eleonora Camilli, nell'intervistarla, le ha fatto una domanda citandomi. Le ha ricordato che a chiedere di più sull’educazione sessuo-affettiva a scuola non è solo l'opposizione ma sono anche i genitori e i familiari delle vittime — e ha fatto il mio nome: psicoterapeuta, fratello di una donna uccisa dal marito con 111 coltellate. Lei ha risposto che "c'è un difetto di informazione", ha aggiunto che nelle scuole il rispetto si insegna già e che "non abbiamo bisogno di pensare a nuovi progetti". Ministro, la realtà che vedo io non la racconto per fare opposizione. La rappresento perché la conosco come professionista, fratello di una vittima e padre di un orfano di femminicidio. Nessuno di questi miei lati vorrebbe averla conosciuta.