Ministro Giuseppe Valditara, la scia di femminicidi di questi giorni rimette al centro il tema della prevenzione e dell’educazione alle relazioni, che secondo gli esperti dovrebbe coinvolgere i giovani fin dall’infanzia attraverso la scuola. Lei è titolare dell’Istruzione, ritiene che si stia facendo tutto il possibile per arginare il fenomeno? «Credo che il problema vada affrontato in modo più ampio e non solo quando accade un femminicidio. Attiene al ruolo, alla valorizzazione della donna nella nostra società, al suo rispetto. Bisogna partire da qui, senza affrontare la questione in modo ideologico. Noi siamo il primo governo che ha introdotto come obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia. Nelle nuove linee guida sull’Educazione civica è prevista l’educazione al contrasto della violenza, di qualsiasi genere. Tutto questo è stato ribadito nei nuovi programmi scolastici sia del primo che del secondo ciclo, dall’infanzia fino alle superiori. La risposta delle scuole è stata molto buona, nel primo anno di applicazione quasi la totalità degli istituti, da Nord a Sud, ha inserito questi percorsi. È falso quello che dice l’opposizione e cioè che manca un’educazione al rispetto. Le prove ci sono, è tutto facilmente verificabile». Non lo dice solo l’opposizione, lo dicono anche i familiari delle vittime. Damiano Rizzi, psicoterapeuta, fratello di una donna uccisa con 111 coltellate, su questo giornale ha detto che così com’è concepita l’educazione alle relazioni nelle scuole non serve. Non è più possibile fare corsi di educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e nella primaria. Si è introdotto il consenso informato per le famiglie. E le 36 ore curriculari per le secondarie sono poche. «C’è un difetto di informazione, vizia la discussione nel nostro Paese. Non sono solo 36 ore di educazione civica. Un’altra novità è che questi temi verranno affrontati in via interdisciplinare in tutte le materie. Anche la questione del consenso informato delle famiglie è fuorviante. Il consenso non riguarda quello che è contenuto nei nuovi programmi: quindi l’educazione sessuale in senso biologico, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, che viene insegnata fin dalla materna. Questa è la realtà di ciò che abbiamo fatto».