In questo luglio rovente succede di tutto. Succede anche che il ministro Valditara provi a intestarsi il lavoro che le scuole fanno da anni sull’educazione sessuo-affettiva. Lo cita e lo trasforma in una prova della propria attenzione alla prevenzione. Ma quel lavoro, se letto seriamente, racconta una storia diversa: non dimostra l’efficacia di una politica ministeriale, dimostra semmai quanto la scuola italiana abbia già riconosciuto, spesso in autonomia e con risorse scarse e discontinue, la necessità di educare alle relazioni.
Nell’intervista a Esperia Italia ripresa da Orizzonte Scuola l’8 luglio 2026, Valditara dichiara che l’86,7% delle scuole sarebbe già «in prima linea» contro la violenza di genere. È una formula comoda: rassicura, semplifica, suggerisce che il ministero abbia messo in campo una politica efficace. Il dato, però, dice altro.
La fonte è un monitoraggio del Mim sulle attività realizzate dalle scuole secondarie di secondo grado per il contrasto alla violenza di genere nell’anno scolastico 2024/2025. L’indagine è stata svolta a maggio 2025 e pubblicata nel novembre dello stesso anno. L’86,7% non misura l’efficacia di un piano Valditara, indica solo quante scuole hanno risposto alla rilevazione, 2.322 su 2.678.






