Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian torna a farsi sentire nei giorni in cui Washington minaccia nuove sanzioni e rivendica la resistenza del Paese di fronte a quella che definisce una “guerra economica, militare e di sicurezza su vasta scala” che puntava al “collasso“. “Chiudono le strade, negoziano con i governi musulmani affinché non facciano alcun accordo con l’Iran per farlo arrendere, ma noi non ci arrenderemo mai“. Nelle stesse ore il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha avvertito che se il blocco di Hormuz dovesse persistere non sarà consentita la fuoriuscita di una sola goccia di petrolio del Golfo Persico, da nessuna via. Intanto, sul fronte interno, l’Iran ha giustiziato un manifestante arrestato durante le proteste di gennaio, accusato di aver agito come agente di Israele e Stati Uniti e deve fare i conti con le accuse di un attacco informatico contro una piccola centrale elettrica britannica.
In un intervento trasmesso dalla televisione di stato, Pezeshkian ha riconosciuto apertamente le difficoltà economiche, ammettendo che il governo si trova “in imbarazzo” davanti ai problemi che gravano sulla popolazione mentre il presidente americano Donald Trump “afferma con disinvoltura” di voler imporre a Teheran “le sanzioni più severe e terribili” di sempre. Pezeshkian ha replicato che continuerà a resistere e cercare di servire il proprio popolo “di fronte a questa guerra impari”.












