Risoluzione desiderata:
Il presidente iraniano usa toni moderati e apre a un negoziato, smarcandosi dalla linea dura dei Pasdaran. Intanto gli USA preparano nuove sanzioni economiche e sale la tensione nel Golfo Persico
Parla agli iraniani, Massoud Pezeshkian. Ma il suo è un discorso pieno di messaggi diretti a Washington, con toni più moderati e pragmatici rispetto a quelli di ieri dei militari e dell'ala più intransigente dei Pasdaran, firmatari di parole dure come quelle che vengono fatte filtrare per conto della guida suprema Mojtaba Khamenei. Sullo sfondo restano le minacce di una guerra lunga e di logoramento, insieme alla chiusura ad oltranza dello Stretto di Hormuz, che oramai nessuno sembra controllare davvero. Ieri Teheran ha autorizzato il passaggio di alcune navi irachene, mentre gli Stati Uniti sfruttano da settimane il passaggio davanti all'Oman per far transitare il greggio.
La diplomazia iraniana al lavoro
Pezeshkian, che incarna l'anima più moderata della leadership iraniana, rilancia la possibilità di un negoziato. Difende il memorandum d'intesa, negando che equivalga a una capitolazione o che imponga a Teheran delle concessioni. "Anzi: se abbiamo tenuto duro e non ci siamo piegati al nemico," dice Pezeshkian, "è stato grazie alle persone che hanno lavorato al processo di stesura del memorandum." E ancora: "I nostri nemici avevano previsto che l'Iran sarebbe crollato come il Venezuela; non è accaduto, e il mondo intero è rimasto sbalordito dalla nostra resistenza."










