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Daniele Sparisci

La campionessa di sci da sempre si espone per campagne «green». Ha anche fondato il progetto «traiettorie liquide»

Federica Brignone, cinque medaglie olimpiche (delle quali due ori), cinque medaglie mondiali e due Coppe del mondo generali (più cinque di specialità), fuoriclasse azzurra da anni in prima linea nella difesa dell’ambiente (quando parlare di battaglie anti-sprechi e «green» non era di moda), prova dolore nel vedere i ghiacciai squagliarsi nell’estate del caldo record. È stata fra le prime a lanciare l’allarme, mostrando con un video la desolazione del Cervino. Sono le sue montagne, quelle dove ha scelto di vivere e dove prepara la prossima stagione, ma anche in tutta Europa, lo sci ad agosto è stato fermato dal cambiamento climatico, al punto che i giovani atleti della Nazionale svizzera si allenano su tappeti di plastica.

Federica, che cosa prova vedendo le montagne ridotte così?«Purtroppo, sono anni che andiamo sui ghiacciai e le condizioni peggiorano sempre. Non sono una che scia molto d’estate, ma se ripenso a quando ero ragazzina, ai primi anni in squadra con la Nazionale, ho ricordi ben diversi. Fa male osservare il Monte Bianco da casa mia (La Salle, Valle d’Aosta ndr) e guardare i ghiacciai ritirarsi e diventare sempre più «neri» a causa del darkening provocato da polveri e alghe microscopiche che riducono la capacità del ghiaccio di riflettere il sole, aumentandone la fusione».