di Franco Berrino
Il medico: «Sono prodotti ingegnerizzati per dare dipendenza, capaci di attivare le vie cerebrali della gratificazione e di farci mangiare di più»
I cibi ultraprocessati sono quegli alimenti che subiscono lavorazioni che non potrebbero essere fatte a casa nostra, o che contengono ingredienti non disponibili nelle nostre cucine. Sono pasti pronti solo da scaldare al microonde, cereali zuccherati per la colazione, pani confezionati, panini tipo fast food, patatine, carni lavorate, salumi con nitriti, bocconcini di pollo o di pesce, zuppe istantanee, bevande zuccherate o dolcificate artificialmente, merendine, dolciumi e salse industriali, yogurt zuccherati, barrette dolci e salate, sostituti proteici dei pasti.
Sono alimenti che non si trovano in natura, ma sono intenzionalmente creati destrutturando i cibi naturali (proteine estratte dalla soia o dal latte, farine private di germe e crusca, amidi e grassi modificati, zuccheri estratti dalla frutta…) e riassemblandoli con l’aggiunta di una varietà di additivi per garantire palatabilità, conservabilità, rapidità di consumo: aromi, conservanti, antiossidanti, regolatori di pH, enzimi, stabilizzanti, miglioranti della lievitazione, addensanti, antiagglomeranti, esaltatori di sapidità, coloranti, testurizzanti , emulsionanti per renderli soffici, creare gusti e consistenze che diano dipendenza e aspetti che anticipino gratificazione. Ideali per l’uomo e la donna moderni che non hanno tempo di masticare e di cucinare (ma hanno tempo per guardare i cuochi che cucinano in televisione!).






