Riccione, 23 agosto 2026 – Potrebbe essere anche l’ennesimo caso di genialità dei romagnoli, gente che sapeva fare il marketing ben prima che fosse inventata la parola per definirlo. È il seguito della storia di cui sta straparlando tutta Italia, protagonista il cameriere diciassettenne di un locale di Riccione, anzi nella Riccione più riccionese, in viale Ceccarini. Il giovin principiante, irritato dalle richieste di una famiglia italo-brasiliana che voleva le uova strapazzate molto cotte e senza insalata, sulla comanda ha scritto le sue personali istruzioni per lo chef. Testuale: “Questa mi ha rotto il ....., brucia le uova e sputaci dentro”.

Lo scontrino con la frase incriminata è arrivato sul tavolo dei clienti insieme alle uova

La parola censurata non si può scrivere sui giornali anche se la usano tutti con una frequenza inversamente proporzionale all’eleganza, per intenderci: cinque lettere, di cui due “zeta”. Disgraziatamente, lo scontrino con la frase incriminata è arrivato sul tavolo dei clienti insieme alle uova, la recensione dei clienti è arrivata sul web, e dal web la notizia è rimbalzata sui giornali. Per il locale, non il genere di pubblicità cui si ambisce, in un’epoca in cui la recensione internettiana è tutto. Così, dopo le uova hanno strapazzato anche il ragazzo senza peli sulla tastiera. A sinistra, la comanda finita sul tavolo pubblicata online dal cliente; la famiglia aveva ordinato delle uova strapazzate in un noto locale di Riccione