A Riccione una famiglia in vacanza scopre sulla comanda delle proprie uova strapazzate un’inattesa frase offensiva da parte del cameriere: “Questa mi ha rotto il c… brucia le uova e sputaci dentro”. Il locale si scusa, annulla il conto e attribuisce l’episodio a un 17enne neoassunto, ma i clienti contestano parte della ricostruzione e pubblicano la foto, scatenando il caso sui social.

Lo scontrino a Riccione diventa virale

Il commento alle uova strapazzate

Le scuse del locale

Lo scontrino a Riccione diventa viraleIl commento decisamente fuori luogo, scritto da un cameriere dopo la colazione, è comparso stampato sulla comanda consegnata ai clienti di un locale di Riccione.L’episodio è accaduto la mattina di mercoledì 19 agosto in viale Ceccarini, a una famiglia di origini brasiliane residente a Firenze. Alle 10:05 è stata battuta la comanda: uova strapazzate, con le specifiche “molto cotte” e “no insalata”, accompagnate da una spremuta, un espresso e una bevanda.© 2026 OpenMapTiles | © 2026 OpenStreetMap | © 2026 TomTom | © 2026 ESA, Copernicus Sentinel | © 2026 IODL 2.0 | TuttocittàIl commento alle uova strapazzateSecondo il racconto dei clienti, riportato inizialmente da La Voce di Cesenatico, la richiesta di una cottura più prolungata delle uova avrebbe irritato il cameriere, che avrebbe replicato con un commento pungente prima di annotare tutt’altro che professionalmente nel sistema usato per trasmettere l’ordine alla cucina.“Questa mi ha rotto il c… brucia le uova e sputaci dentro”. La frase, invece di restare confinata al terminale di servizio, è però finita stampata anche sul foglio consegnato al tavolo insieme al piatto. Prendendolo alla lettera, i clienti hanno deciso di non toccare le uova, nel dubbio che l’indicazione fosse stata effettivamente eseguita in cucina.Ne è nata, ovviamente, una discussione: la famiglia ha chiesto di parlare con un responsabile, mentre il dipendente avrebbe inizialmente sostenuto di essere lui stesso l’incaricato del turno, fino a quando i toni si sono alzati al punto da spingere i turisti a minacciare di chiamare le forze dell’ordine.