HomeMonza BrianzaCronacaL’estate bollente cambia il Parco di Monza: lecci al posto dei faggi e prati sempre più gialliNessuna scelta radicale, ma il clima già oggi influenza le decisioni sul futuro. I carpini bianchi, vittime di morie, sostituiti con quelli neri e orientaliIl caldo cambia il Parco Lecci al posto dei faggi e prati sempre più gialli Nessuna scelta radicale, ma il clima già oggi influenza le decisioni sul futuro I carpini bianchi, vittime di morie, sostituiti con quelli neri e orientaliRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMonza, 23 agosto 2026 – Settecento ettari di verde alle prese con un’estate che non concede tregua. Anche il Parco di Monza sente il peso del caldo e della siccità: prati ingialliti, alberi in sofferenza, alcune chiome che hanno perso foglie fino a sembrare già in autunno. Ma dietro quei colori insoliti non c’è necessariamente una natura che sta morendo. I prati ingialliti nel Parco di Monza

C’è un ecosistema che reagisce, cerca di adattarsi e lentamente cambiare, mentre per il futuro non si esclude il ricorso a piante mediterranee.

Il cambiamento climatico e i suoi effetti

“Il cambiamento climatico, evidente per le scarsissime precipitazioni finora in questa estate molto calda, deve stimolarci a lavorare sempre per il meglio”, spiega Dante Spinelli, agronomo e direttore del servizio di manutenzione del verde del Parco e della Reggia di Monza. Gli effetti di questa stagione, avverte, non si sono ancora manifestati completamente. “Alcune conseguenze le vedremo in autunno, altre addirittura la primavera del prossimo anno, penso soprattutto ai prati”. Sugli alberi, invece, i primi segnali sono già visibili. Il problema viene però da lontano. Tra il 2021 e il 2022 il territorio ha attraversato 17 mesi consecutivi di siccità e gli strascichi si sono fatti sentire anche questa primavera. Ora la parola d’ordine è monitorare, intervenendo caso per caso. Con un doppio obiettivo: conservare il più possibile la natura e, nelle zone maggiormente frequentate, garantire la sicurezza dei visitatori. Il clima sta modificando anche le scelte per il futuro. Dal 2021-2022 il Consorzio ha iniziato a valutare le specie più adatte ai nuovi scenari. “Siamo nell’ottica di privilegiare piante termofile, cioè che resistono meglio al caldo”, spiega Spinelli. Ma senza strappi con la storia del Parco: gli alberi devono essere di ecotipo lombardo e compatibili con il paesaggio. Per ora non si piantumeranno piante mediterranee, anche se “è una questione in valutazione per il futuro”. Non tutte le specie reagiscono allo stesso modo. Il faggio, abituato ad ambienti freschi, soffre particolarmente l’aumento delle temperature. Il carpino bianco ha già registrato numerose morie: per questo si è iniziato a sostituirlo con carpino nero e carpino orientale, più resistenti ai climi caldi.