HomePecore ElettricheLe Stelle son dimezzate, ma Conte detta il ritmoIl paradosso della sinistra. Il Pd non ha mai saputo fronteggiare l’avanzata di Conte, nonostante i risultati tutt’altro che brillanti del partito che guida. Suona paradossale, ma è così: il M5S dimezza i voti, ma Conte assurge a nuovo possibile leader della sinistraPecore Elettriche, la rubrica di David AllegrantiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 23 agosto 2026 – Ogni giorno se ne inventa una, Beppe Conte, che ha passato l’estate ad allenarsi come quei calciatori che vanno in vacanza per pochi giorni, per essere pronti poi a giocare dal primo minuto nella prima partita di campionato. Prima l’Ucraina, poi la sicurezza, ora c’è la battaglia sulla cultura woke, liquidata come un fanatico fenomeno di importazione americana che ha prodotto effetti deleteri e pochi risultati per lavoratori e progressisti vari. Conte è il trendsetter del Campo Largo: detta lui gli argomenti del dibattito pubblico a sinistra, sapendo peraltro dove colpire. La politica estera è, ahimè, il campo di battaglia in cui insiste di più; per lui è «furore bellicista» qualsiasi forma di resistenza ucraina all’invasione nemica e se fosse lui davvero il capo del Campo Largo la linea sarebbe netta: niente più armi a Kiev, niente più sostegno militare. A quel punto viene da chiedersi che cosa farebbero non soltanto i riformisti del Pd (se ne andrebbero, a occhio) ma pure lo stesso Pd, la stessa Elly Schlein. Non c’è tuttavia bisogno di aspettare troppo. Basta ascoltare un qualsiasi intervento del capogruppo del M5S alla Camera Riccardo Ricciardi quando parla di Russia, e non solo.