Non si parla di alchimie elettorali o primarie ma il cantiere di centrosinistra sembra ben avviato. «Dobbiamo andare a vincere, perché ora tocca a noi. Si sono mostrati incapaci in quattro anni di fare una riforma che potesse servire al Paese», incalza il leader M5s Giuseppe Conte alla presentazione del suo libro («Una nuova primavera») al circolo Canottieri. A fare da cerimonieri, quasi a garantire il patto che si regge sull’asse Pd-M5s, ci sono il governatore Roberto Fico, il sindaco Gaetano Manfredi e Goffredo Bettini, ex parlamentare e padre nobile dem che si spertica nelle lodi dell’ex premier tanto da difenderlo dopo l’intervista dell’altra sera da Nicola Porro («Ha fatto un agguato vile ma Conte, da solo, ha combattuto con onore»). E sempre Bettini invita a non perdersi in sterili questioni sulle primarie del centrosinistra («Non possiamo essere contro il premierato e poi cadiamo nel tranello del controllo verticale della coalizione. Prima il programma, poi sceglieremo il leader migliore per vincere. Ma lo faremo tra amici come dice Conte», evidenzia). Una questione in cui non s’infila nessuno dei presenti ieri sera.
Napoli, presentato il nuovo libro di Giuseppe Conte. Manfredi: «Sicurezza? Non appartiene a parte politica»Magari se ne parlerà, forse, l’8 luglio a Napoli quando arriveranno Schlein, lo stesso Conte e il duo Bonelli e Fratoianni per la prima vera iniziativa nazionale del centrosinistra in vista delle politiche. Luogo ancora da definire ma dovrebbe essere una sorta di comizio nel quale il quartetto, a turno, presenterà l’ossatura del programma elettorale. E anche lì, testimonal, saranno sempre Fico e Manfredi. Che ieri placano anche un gruppo di disoccupati che manifestavano davanti al circolo in attesa di Conte. Incontrano loro due una delegazione di partecipanti al progetto «Disoccupati lunga durata Napoli» e gli assicurano «il massimo impegno» per individuare insieme alle altre istituzioni coinvolte una soluzione che consenta di ripartire nell’attuazione del progetto nel più breve tempo possibile, senza disperdere le risorse impegnate. La platea Il caldo è soffocante al circolo Canottieri. Non spira una brezza ieri sera ma in molti vogliono esserci e attendono che Conte parli (modera Conchita Sannino di Repubblica) dopo l’introduzione di Franco Vittoria. In prima fila il segretario nazionale dei socialisti Enzo Maraio e tutto il gruppo M5s (da Cafiero de Raho all’ex ministro Costa sino a Gilda Sportiello all’assessora regionale Claudia Pecoraro). «Dobbiamo vincere perché hanno dimostrato di non essere adeguati alle aspettative che loro stessi hanno creato. Si sono dimostrati - attacca Conte - incapaci di tirar fuori in quattro anni una riforma che potesse realmente servire a questo Paese». E comunque parla già pensando al governo: «Dobbiamo tornare a contare in Europa. Ma non possiamo se pensiamo di contare solo su un’economia del turismo fatta di bar e ristoranti: serve invece rilanciare il Paese». Prima a margine altri attacchi sempre al governo del centrodestra. «Bisogna costruire un progetto per gli italiani che sia attuativo dei principi fondamentali costituzionali, che dia la possibilità agli italiani di cambiare questo paese», continua l’ex premier che parla di un’unica riforma che farà il centrodestra: «Questa legge elettorale che secondo loro dovrebbe garantirgli un premio di maggioranza abnorme per poter occupare il parlamento, eleggersi anche gli organi di garanzia a partire dal prossimo presidente della Repubblica». D’altronde da giorni Conte ha il dente avvelenato contro il governo per la commissione Covid che non l’ha ancora audito: «È un plotone di esecuzione contro il sottoscritto. Ma hanno sbagliato indirizzo, perché qui troverete - dice battendosi la mano sul petto - sempre una persona che non ha nulla da nascondere». E proprio sul Covid garantisce sempre Manfredi: «Per me il governo Conte II è quello che ha gestito meglio in Europa la pandemia, ha salvato il Paese. Adesso chi lo attacca sono quelli che avevano posizioni antiscientifiche, che contrastavano i nostri sforzi. In quei giorni, dove stavano». E così il governatore Fico: «Basta questi attacchi insulsi sulla gestione Covid». Poi è l’unico che parla, senza girarci attorno, di alleanze larghe: «In Regione ed in comune sono maggioranze che funzionano. Non solo a Napoli ed in Campania ma in molte altre amministrazioni dalla Puglia alla Sardegna alla Toscana. E dobbiamo fare nello stesso modo, lavorare così, con questo schema anche per le prossime politiche se vogliamo governare il Paese».






