In giovane età il calcio dovrebbe essere soprattutto un gioco. E invece, sempre più spesso, diventa un investimento sul futuro.
Comincia con un provino, poi ne arriva un altro. Serie C, settore giovanile di una squadra di Serie B, magari l’interessamento di un club di Serie A. Qualcuno dice che il ragazzo “ha qualcosa”. Qualcun altro assicura che bisogna crederci, investire, aspettare. E una famiglia comincia a immaginare un futuro che ancora non esiste facendosi assumere dalla fabbrica delle illusioni.
Intorno al sogno di diventare calciatori si muove infatti un mondo enorme: osservatori veri e presunti, procuratori, intermediari, accademie, scuole calcio, tornei, trasferte, stage e provini. E naturalmente soldi. Tanti soldi, soprattutto se moltiplicati per migliaia di famiglie disposte a fare sacrifici perché quella telefonata potrebbe essere “quella giusta”.
Quelle parole che sembrano promesse
Il problema non è sognare. Il problema è quando il sogno viene trasformato in una promessa.









