Il confine tra propaganda e diritto, sui “dublinanti”, passa per una domanda precisa: l’Italia può fermare con una moratoria i trasferimenti chiesti da altri Paesi Ue? Il nuovo Patto europeo cambia molte cose, ma non al punto da consentire scorciatoie unilaterali.

Il punto politico è semplice solo in apparenza: se un altro Stato membro ritiene che un richiedente asilo debba essere preso in carico dall’Italia, Roma può davvero chiudere la porta appellandosi a una moratoria? Sul piano del diritto europeo, la risposta è molto più stretta di quanto suggerisca la battaglia politica di queste settimane. E il motivo è che la materia non dipende da annunci, ma da un sistema di regole che lega ancora i Paesi membri, prima con Dublino III e ora con l’architettura più ampia del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo.

La questione dei cosiddetti “dublinanti” torna così al centro di un nodo antico: chi è responsabile di esaminare una domanda di protezione internazionale quando il richiedente si sposta da un Paese all’altro dell’Unione? Da una parte c’è l’interesse dei Paesi di frontiera, come l’Italia, a non restare soli; dall’altra c’è l’esigenza, ribadita dalle norme europee, di evitare che ogni governo interpreti unilateralmente gli obblighi comuni.